Cultura e sviluppo: Una domanda a Giuliana Alvino

La cultura – intesa come patrimonio e come sistema vivente – è oggi ritenuto uno degli asset fondamentali per la valorizzazione di un territorio. Ci dai una tua interpretazione di giornalista e di esperta di realtà manageriali delle dinamiche della economia della cultura applicate ed applicabili a Napoli?

La nostra città è sempre ancorata ad un’immagine folkloristica, non culturale, di pizza mandolino e Pulcinella, prodotti che ancora cerchiamo di vendere in Italia e all’estero come emblemi della nostra cultura. Nè le amministrazioni locali nè alcuna imprenditoria si sono mai proposti facendo sistema unico per avviare un progetto di valorizzazione del territorio in chiave culturale che coinvolga i vari aspetti del nostro territorio e delle sue potenzialità, che a mio parere dovrebbe fondarsi sui seguenti presupposti:
– formazione, in primis, di giovani con l’insegnamento di almeno due lingue straniere, studio della storia del nostro territorio declinata secondo le diverse e numerose tipologie di turismo (turismo culturale museale, archeologico, musicale, letterario, teatrale, cinematografico, eno-gastronomico, d’artigianato, religioso, fieristico, congressuale etc.etc.)
– acquisire le facoltà operative, organizzative e manageriali per avviare l’intera filiera del turismo, dell’ospitalità e degli eventi in un’unica prospettiva che miri a fare del caso Napoli una case history, di esempio per altre città e paesi.

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