Le Città Visibili: il progetto di ‘Citytelling’

Layout 1Guida a Le Città Visibili
Percorsi narrativi urbani

 LA VISIONE
Le Città Visibili: esplorare l’essenza, lo spirito, le dimensioni della città attraverso il racconto, scoprendo e costruendo itinerari tra il materiale (patrimonio) e l’immateriale (il vissuto, l’esperienza), tracciando mappe – emozionali e viventi – utili a definire l’identità, la memoria, l’immagine dei luoghi grazie alla somma ed al confronto creativo di voci differenti.

 Perché le città? Perché il racconto delle città?
‘Oggi più della metà della popolazione mondiale vive nelle città. Il concetto di ‘città creative’ si basa sulla convinzione che la cultura può svolgere un ruolo importante per il rinnovamento urbano. I responsabili politici sono sempre più tenendo conto del ruolo della creatività nella pianificazione della politica economica. Le industrie creative (e le relative espressioni – ndr) contribuiscono a formare il tessuto sociale di una città, ad integrare la diversità culturale e migliorare la qualità della vita, rafforzando anche un senso di comunità ed aiutando a definire una identità condivisa’.
(UNESCO – Creative Cities Network)

 Perché Le Città Visibili?
L’ispirazione ‘calviniana’:il titolo del progetto è ispirato al celebre testo ‘Le città invisibili’ di Italo Calvino, ma se nel celebre romanzo Marco Polo racconta a Kublai Khan le città costruite nella sua mente, ne ‘Le Città Visibili’ gli autori – scrittori esordienti, emergenti ed affermati, impegnati a lavorare insieme – ‘adottano’ la città reale rispondendo a stimoli tematici, raccontandola da diversi punti di vista, ispirando ed ambientandovi le proprie storie. Ogni libro diventa quindi una sorta di ‘mappa’ – calibrata su temi differenti – mediante la quale ricostruire la percezione che la città è in grado di generare nelle persone.

 Perché la narrazione collettiva?
Perché è necessario scoprire le nuove geografie ibride – tra materiale ed immateriale – delle città.
‘Individui nelle città ed altrove stanno creando mappe per proprio conto di fatto proponendo la propria narrazione (e percezione) del paesaggio urbano. Ci stanno raccontando cosa è importante per loro, e stanno mappando tutto ciò che prima non sarebbe entrato in una mappa (…). È un processo che sta diventando parte della creazione della cultura di una città’.
(Fraser Taylor, Direttore del Geomatics and Cartographic Research Centre at Carleton University, Direttore dell’International Steering Committee for Global Mapping, membro del United Nations Expert Group on Global Geographic Information Management)

 Quali gli orizzonti da (ri)scoprire?
_
Historic Urban Landscape
“8. Il paesaggio storico urbano è l’area urbana intesa come il risultato di una stratificazione storica di valori ed attributi, culturali e naturali che si estende oltre la nozione di “centro storico” o “ensemble” per includere il più ampio contesto urbano e la sua posizione geografica.
9. Questo contesto più ampio comprende in particolare la topografia del sito, la geomorfologia, l’idrologia e le caratteristiche naturali, l’ambiente edificato, sia storico che contemporaneo, le sue infrastrutture sopra e sotto terra; Gli spazi aperti ed i giardini, i modelli di uso del suolo e di organizzazione spaziale, le percezioni e le relazioni visive, così come tutti gli altri elementi della struttura urbana. Esso comprende anche le pratiche sociali e culturali e dei valori, i processi economici e le dimensioni immateriali del patrimonio in relazione alla diversità ed all’identità.
10. Questa definizione costituisce la base per un approccio globale e integrato per l’identificazione, la valutazione, la conservazione e la gestione dei paesaggi urbani storici in un quadro generale di sviluppo sostenibile.”
(Report with Final Draft text of the Recommendation on the Historic Urban Landscape at it was adopted on 10 November 2011 by UNESCO).

 _Cultura e Beni Comuni, cultura bene comune: ‘Cultural Commons’
‘Il termine ‘Cultural Commons’ si riferisce alle culture individuate in un contesto spaziale e temporale definito – sia esso fisico o virtuale – prodotte e condivise da comunità socialmente coese. Alcuni esempi sono l’immagine culturale di una città, una lingua, (…) un movimento artistico, i contenuti prodotti dagli utenti del web, le espressioni culturali prodotte da comunità indigene o da comunità di designer.
Tutti gli esempi menzionati condividono valori culturali intangibili, che possono esprimersi in prodotti o contenuti. (…) In alcuni casi, i beni comuni culturali sono prodotti da gruppi ristretti, in altri invece grazie alla disponibilità di comunità di persone e sulla partecipazione dei loro membri’.
(Definizione del Centro Studi Silvia Santagata)

_Welfare culturale: cultura e qualita’ della vita, cultura e’ qualita’ della vita
I contenuti culturali nella loro interrelazione con il pubblico (produzione e fruizione) sono in grado di influire per un verso sullo sviluppo civile e sociale della comunità ed insieme di produrre un interessante indotto in termini di ricaduta economica sulla spesa corrente impegnata normalmente per mantenere alti i medesimi standard. Si va dalla riduzione della ospedalizzazione e dei costi medici dei soggetti più vulnerabili alle ricadute su aspetti del quotidiano come la raccolta differenziata.

IL FORMAT
La narrazione collettiva dei luoghi: il ‘Citytelling’
Le forme dello storytelling multidisciplinare (tra letteratura, design, arti visive ecc). sono usate per raccontare la città, le diverse città nascoste nella città, facendone emergere lo spirito, le vocazioni, le dimensioni attraverso la narrazione nelle sue diverse esplicazioni.
Costruire e ri-costruire le differenti identità percepite e percepibili di Napoli diviene quindi un esercizio in linea con le tendenze internazionali relative al turismo esperienziale ed alla dimensione delle metropoli inserite nel flusso della economia creativa.
Un esperimento di contaminazione tra linguaggi e generi che coinvolge attivamente scrittori, artisti, accademici, operatori culturali ed appassionati di scrittura nella produzione collettiva di progetti editoriali che sono anche ‘mappe’ emozionali-esperienziali capaci di immortalare e raccontare gli aspetti della metropoli vivente, a comporre un ‘Atlante emozionale’ di Napoli, costruendo nuove relazioni di senso tra patrimonio materiale ed immateriale della città
Obiettivo del progetto è quello di aggregare le energie creative e l’entusiasmo di appassionati, scrittori, artisti ed operatori della filiera culturale per stimolare una pratica comune nel panorama internazionale, ovvero affidare ai narratori ed alla letteratura la promozione del territorio. È accaduto recentemente con la Francia, dove 100 autori sono stati chiamati a raccontare un monumento ciascuno, o anche con il torneo di Wimbledon, i cui organizzatori hanno chiesto ad un poeta di narrare – con il suo linguaggio creativo peculiare – lo svolgimento del torneo di tennis.
Affidare la narrazione dei luoghi per regalare profondità evocativa agli stessi, una pratica di ‘Citytelling’, dalla fusione dei termini ‘city’ e ‘storytelling’, da sviluppare attraverso la somma di più voci e sensibilità.
L’ispirazione ‘calviniana’
Il titolo del progetto è ispirato al celebre testo ‘Le città invisibili’ di Italo Calvino, ma se nel celebre romanzo Marco Polo racconta a Kublai Khan le città costruite nella sua mente, ne ‘Le Città Visibili’ gli autori – scrittori esordienti, emergenti ed affermati, impegnati a lavorare insieme – ‘adottano’ la città reale, raccontandola da diversi punti di vista, ispirando ed ambientandovi le proprie storie. Ogni libro diventa quindi una sorta di ‘mappa’ – calibrata su temi differenti – mediante la quale ricostruire la percezione che la città è in grado di generare nelle persone.

 Il format
INCONTRARSI > SCRIVERE > PUBBLICARE
BookFactory crea dei ‘kit di scrittura’ contenenti strumenti e tecniche per mettere in condizione gruppi di scrittura di realizzare anche in un solo incontro dei progetti editoriali completi, dalla elaborazione della trama alla assegnazione delle singole parti di scrittura fino alla pubblicazione effettiva del libro.
Il metodo
BookFactory è un laboratorio dove ci si incontra per scrivere insieme ad altri amici (vecchi, nuovi). Un luogo di produzione creativa….
– itinerante: le sedi per gli appuntamenti possono variare, anche su richiesta di gruppi
– immediata: la formula prevede uno (o al massimo tre incontri) per stabilire le linee comuni del progetto, poi i partecipanti scrivono la loro parte autonomamente in un lasso di tempo limitato (per superare il problema della ‘innata’ pigrizia degli autori) e l’organizzazione provvede al ‘montaggio’ finale dell’opera da pubblicare
– sperimentale: si provano diverse formule e commistioni con altri linguaggi creativi (arti visive: fotografia, illustrazione, fumetto ecc.) per la produzione di pubblicazioni sperimentali.

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